Balenciaga FW26: tra oscurità e luce
- 10 mar
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Durante la Fashion Week di Parigi uno dei momenti più osservati è stato il secondo show firmato da Pierpaolo Piccioli per Balenciaga, la casa di moda creata da Cristóbal Balenciaga. In un calendario dominato da nuovi inizi e cambi di direzione creativa, questa sfilata rappresenta un passaggio decisivo: dopo il debutto iniziale, è la prova in cui un designer dimostra se la propria visione può davvero radicarsi nell’identità di una maison.
Il cuore della collezione ruota attorno all’idea di “ClairObscur”. Il riferimento è al chiaroscuro della pittura rinascimentale, una tecnica che utilizza l’ombra per far emergere la luce. Per Piccioli questa immagine diventa il modo più efficace per descrivere il momento che il marchio sta attraversando: un equilibrio delicato tra elementi opposti.
Da un lato c’è la tradizione dell’alta moda, fatta di volumi scultorei e rigore sartoriale, legata alla storia del fondatore, e dall’altro rimane l’eredità più radicale e contemporanea costruita negli anni recenti dal precedente direttore creativo, Demna Gvasalia, con la sua estetica più cruda e street.
Il lavoro di Piccioli cerca di mettere in relazione queste due dimensioni senza annullarne le differenze: la sua sensibilità couture e l’attenzione per i corpi e per la dimensione, i volumi degli abiti diventano lo strumento per creare un linguaggio coerente che tenga insieme memoria storica e percezione attuale del brand.
In questo modo la collezione non appare solo come una successione di look, ma come una riflessione sul presente di Balenciaga: un momento di transizione in cui luce e ombra — passato e futuro, eleganza e sovversione — convivono e definiscono il nuovo posizionamento della maison.
Ph. Balenciaga




















