La Haute Couture SS26 di Schiaparelli si ispira alla Cappella Sistina
- Paolo Salicini Ballandi
- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min

La collezione Haute Couture primavera/estate 2026 di Schiaparelli, presentata a Parigi durante la settimana dedicata all'alta moda, nasce da una scelta precisa: interrompere il controllo, abbandonare l’idea di forma perfetta e rimettere al centro l’istinto. L’origine di questo cambio di rotta è un’esperienza visiva e mentale che ha agito come una scossa improvvisa, spingendo il processo creativo fuori dalla razionalità e dentro una dimensione più fisica, emotiva, quasi primordiale.
Il riferimento all’arte non è narrativo né illustrativo: l'ispirazione della collezione viene da una visita di Daniel Roseberry alla Cappella Sistina di Roma.
Le figure che emergono ricordano organismi ibridi, creature immaginarie che sembrano nate da un incrocio tra mondo animale e fantasia: non sono abiti rassicuranti, ma presenze sceniche, costruite per dominare lo spazio e catturare lo sguardo.
Questa spinta espressiva non cancella però la disciplina dell’alta moda: il lavoro degli atelier è centrale e visibile con superfici scolpite, materiali trasformati, volumi ottenuti attraverso interventi complessi e stratificati. I tessuti tradizionali vengono manipolati fino a perdere la loro funzione originaria, mentre texture e colori creano profondità inattese e effetti quasi ottici.
La palette cromatica è intensa, antinaturalistica, ispirata a forme di vita spettacolari e rare. Toni accesi convivono con ombre improvvise, dando vita a contrasti che rafforzano l’idea di movimento e instabilità; ogni look è concepito come un’entità autonoma, con una propria energia e un proprio ritmo, più vicino a un personaggio che a un semplice capo d’abbigliamento.
È un omaggio indiretto alla storia della Maison, al suo dialogo costante con il surreale e con il mondo animale, ma senza nostalgia né citazione esplicita.
In questo contesto, la couture rivendica il suo ruolo più autentico: non quello di rispondere a un bisogno pratico, ma di offrire uno spazio di libertà assoluta. È un territorio in cui il creatore può sottrarsi alla logica del mercato e tornare a una dimensione più istintiva, quasi adolescenziale, fatta di desiderio, rischio e visione.
In un sistema dominato dalla funzionalità e dalla velocità, l’alta moda può ancora permettersi di fermare il tempo e di chiedere allo spettatore una sola cosa: smettere di analizzare e lasciarsi colpire dalla bellezza.
Ph. Schiaparelli



















